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Come vivo ora di Meg Rosoff

“Se non siete mai stati in guerra e vi state chiedendo quanto ci vuole per abituarsi a perdere tutto ciò che pensate di amare o di cui siete convinti di avere bisogno, posso dirvi che la risposta è Non ci vuole niente.”

La copertina:

La trama dal sito della Bol:

Daisy, quindici anni, sta trascorrendo le vacanze in Inghilterra, insieme a cugini che non ha mai visto, quando un Nemico non meglio identificato attacca Londra, scatenando una guerra di cui i ragazzini non sono in grado di capire le proporzioni. Isolati nella fattoria in mezzo alla campagna inglese, Daisy, Piper, Edmund e lsaac sono costretti a inventarsi la vita quotidiana, senza elettricità, acqua, telefono e una serie di altri comfort scontati in condizioni di normalità. Ma in quell’insolito isolamento la fattoria si trasforma in un luogo magico, dove Daisy – uscendo dal proprio isolamento interiore e abbandonando la rabbia – scopre l’inebriante sensazione di sentirsi responsabile di chi ama.

Questo libro ha vinto moltissimi premi e se li merita tutti, lo stile è stupendo (l’ho letto in inglese), mi sono immersa nel flusso di coscienza della narrazione e ho respirato dopo circa 10 ore.

Quando Daisy descriveva la natura mi sembrava di assaporarne gli odori e la consistenza, quando descriveva la casa della zia mi sembrava di essere seduta su una poltrona della stanza,  ho amato e sofferto con lei.

Daisy è una ragazzina di New York cinica, sarcastica, utilizza il digiuno come strumento di ricatto verso il padre, quando visita i cugini in Inghilterra capisce che li tutto è diverso e si lascia andare, diventa una di loro, impara ad amarli, la piccola Piper (personaggio riuscitissimo) e il cugino Edmond per cui sente una irrefrenabile attrazione.

Daisy si muove benissimo nel traffico di Manhattan ma in Inghilterra si ritrova immersa in un’atmosfera bucolica, presto nasce dentro di lei un instinto di protezione di questa purezza incontaminata.

Scoppia la guerra.  Daisy e Piper devono separarsi dai cugini, la zia è bloccata ad Oslo.

La forza di questa storia è nei personaggi e nella freschezza della voce di Daisy, mai banale. Non c’è retorica.

La guerra è sullo sfondo ma qui si parla soprattutto della vicenda umana di Daisy e di Piper, come sopravvivono e cosa significa continuare a vivere.

E’ una storia  semplice dove accade poco o nulla, il titolo è perfetto, ci fa capire che c’è un prima e un dopo, le esperienze che abbiamo avuto restano con noi, siamo in un certo senso dei sopravvissuti del nostro passato (non per forza con una connotazione negativa).

Il finale mi ha riempito di tristezza, tenerezza, speranza.

Altre opinioni:

Blog Libri Hoepli

Consiglio di leggere le prime 13 pagine su Google Books , rimarrete affascinati.

Il mio voto: 5/5

Em

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Cercando Alaska di John Green

Se non avete ancora letto Cercando Alaska di John Green  vi consiglio di andare immediatamente in libreria e comprarlo perchè è veramente molto bello.

Cercando Alaska di John Green

La storia è raccontata dal punto di vista di Miles Halter, Miles ha 16 anni, è colto,  intelligente e ricorda a memoria le frasi che grandi personalità hanno menzionato prima di morire perchè legge quasi esclusivamente biografie.

Miles ha deciso di abbandonare la sua attuale scuola in Florida e la sua famiglia per entrare in un collegio esclusivo in Alabama, Culver Creek, lo stesso che aveva frequentato suo padre:

“Ecco, c’è questo signore. -spiega Miles ai suoi- Francois Rabelais. E le sue ultime parole sono state -”vado a cercare un Grande Forse”-. Ecco perchè voglio andare via, per non dover aspettare di essere in punto di morte per per andare a cercare un Grande Forse.”

Fin dal primo giorno a Culver Creek Miles lega con Chip, povero ma intelligentissimo, e con Alaska Young. Alaska è bellissima, intelligente, spiritosa, sexy e Miles si infatua di lei  con tutta l’intensità e l’ossessione del primo innamoramento.

Miles, Chip e Alaska  insieme bevono, fumano, chiacchierano per notti intere e progettano scherzi tanto articolati quanto complessi.

Quello che ho apprezzato tantissimo in questo libro è il personaggio di Miles, le sue considerazioni, il senso dell’umorismo, le referenze musicali e letterarie. John Green è indubbiamente uno scrittore di grande talento (ed è semplicemente fantastico che ora si sia messo a collaborare con David Levithan), scrive storie per adolescenti ma definire i suoi libri come “narrativa per ragazzi” sarebbe ingiusto.

Se avete un senso dell’umorismo compatibile con quello di Green (e io sento di averlo) questo libro vi piacerà tantissimo, proprio su questo punto però ho anche una critica nel senso che nell’opposizione leggerezza-peso (per dirla alla Italo Calvino) prediligo sempre la leggerezza e la scelta narrativa di Green mi è sembrata in qualche modo un espediente, una via semplice per ottenere una reazione emotiva da parte dei lettori. Questo libro è invece così “cerebrale” che sarebbe stato perfetto anche se non mi avesse fatto piangere.

Se vi piace “Cercando Alaska” consiglio anche “Norwegian Wood” di Haruki Murakami.

Altre recensioni:

Twilight Fandom (leggetela vi convincerà)

Fantastar

Il mio voto: 4,5/5

Em